Santeria: origini, rituali e significato – storia antica
La Santeria è una pratica religiosa diffusa in tutti i Caraibi ed è famosa nel mondo come rituali: voodoo! Precisiamo che non si tratta dell’intera religione voodoo, ma molti delle sue pratiche sono poi riconosciute in tutto il mondo.
La religione conosciuta come Santeria è nata dalla fusione tra religioni africane e cristianesimo molto radicate nei caraibi. Come il Candomblè e la Macumba brasiliana e il Voodoo haitiano, la Santeria si sviluppò durante il periodo della schiavitù, quando gli schiavi africani portarono le loro credenze nei Caraibi.
DIFFUSIONE SANTERIA
La Santeria si diffuse principalmente a Cuba, dove non incontrò divieti poiché il governo cubano era anticristiano e valorizzava le religioni delle classi più povere. Una tattica che permise un controllo totale e maggiore sugli schiavi. Vietando la loro religioni, quest’ultimi, avrebbero potuto più facilmente fare ribellioni. Invece con la concessione del culto libero, la quiete pubblica era più controllabile.
Questa religione si arricchì di canti e danze afro-cubane come mambo, salsa e rumba. Ancora oggi, i riti della Santeria vengono officiati in lingua Yoruba, anche se molti praticanti non la comprendono, similmente all’uso del latino nel cristianesimo.
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Schiavi e santeria
Nel corso del 1500, potenze coloniali come Spagna, Inghilterra e Olanda iniziarono a creare insediamenti nelle Americhe per sfruttarne le risorse minerarie e avviare piantagioni di canna da zucchero, caffè, cotone e altre colture. Il terreno e il clima permettevano un’abbondanza di coltivazioni che sarebbero servite al commercio del vecchio continente, cioè l’Europa.
La manodopera locale però aveva due problemi. Il primo è che non era sufficiente e il secondo era che costava troppo. Nonostante si utilizzassero le classi più povere della zona, esse potevano trovare facilmente altro lavoro e migliori condizioni di vita o di salario.
La soluzione era quella di importare degli schiavi. Una pratica che, nel cristianesimo, in teoria, non doveva esistere, ma in quell’epoca era una convinzione comune che le altre popolazioni, indigine, non erano benedette da Cristo. Una questione politica conveniente. Le tribù africane, non essendo evolute e inserite nel commercio e nella politica del vecchio continente, potevano essere fatti schiavi.
Ci fu quindi una grande importazione di schiavi dall’Africa. Il commercio degli schiavi si ampliò rapidamente, passando dai prigionieri di guerra a veri e propri rastrellamenti di popolazioni. La maggior parte degli schiavi proveniva da Nigeria, Togo, Senegal e Guinea, ed erano principalmente Yoruba e Bantu. Questi schiavi furono deportati in Brasile, Repubblica Dominicana e soprattutto Cuba, dove la Santeria si sviluppò maggiormente e si diffuse anche nell’America settentrionale.
Origini della santeria nei caraibi
Giunti nei Caraibi, agli schiavi era vietato praticare le loro religioni sotto pena di morte. Per preservare le loro credenze, fusero le divinità africane con i santi cristiani.
Il termine “Santeria” fu coniato dagli spagnoli per deridere l’eccessiva devozione dei praticanti ai santi, che non comprendevano a causa della barriera linguistica. La mitologia della Santeria è composta dagli Orisha (chiamati anche santi), creati dal dio supremo Olorum, il “Padrone del cielo”. Ogni Orisha rappresenta vari aspetti del carattere umano e fu mascherato con santi cattolici per sfuggire alle persecuzioni. Con il tempo, la Santeria si consolidò come una cultura a sé stante, integrando pratiche cristiane.
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Illustrazioni sacre in questa religione
I popoli Yoruba hanno un ricco pantheon di circa 600 divinità, onorate con sacrifici, offerte di cibo e bevande, canti e danze. Ogni divinità ha un altare domestico, simile agli antichi Lari romani. Le divinità proteggono, curano e rappresentano elementi naturali come mare e fiumi. Olorum, puro spirito senza sembianze umane, creò gli Orisha, alcuni dei quali erano esseri umani diventati santi per la loro vita esemplare.
Alcuni Orisha e le loro associazioni con i santi cattolici:
- Yemayà: Madre della vita e del mare, protettrice delle partorienti e dei neonati. Associata alla Vergine Maria, patrona dell’Avana, con colori bianco e azzurro, spesso raffigurata come una sirena.
- Obatalà: Primo tra gli Orisha, creatore della terra, dio del pensiero e dei sogni. Associato alla Vergine de la Mercedes, liberatrice della schiavitù del corpo e dell’anima.
- Ogun: Dio solitario del ferro, associato a San Pietro.
- Babalù Ayè: Patrono delle malattie, invocato per le guarigioni, associato a San Lazzaro.
Tuttavia non era possibile utilizzare delle vere e proprie immagini, anche perché la popolazione africana non aveva una ricca cultura artistica. La rappresentazione dei loro santi o divinità avveniva con ninnoli come statuine oppure idoli, cioè bambine. Altre raffigurazioni erano date da un insieme di rami, piume o pietre che si univano e legavano tra di loro.
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Articolo scritto e pubblicato da Il bosco delle streghe.